Chez moi

Posso dire che sono tornata a casa ? ...
Quando arrivo a Parigi per prendere la coincidenza per l'Africa, nel nuovo terminale sofisticatissimo un trenino automatico senza pilota ci porta al Gate E : Washington, Mosca, ... ecco, Ouagadougou, OUA-GA-DOU-GOU, il nome é tutto un programma. Comincio a distinguere alcuni personaggi di un universo che mi è diventato familiare. Conosco alcuni passeggeri. Altri expat, insegnanti alla suola dei miei figli, africani stracarichi di sacchi del Duty Free, qualche suora, un gruppo d'italiani in viaggio di "solidarietà con i paesi poveri" ...
Dopo un volo reso ameno dalle ultime novità di film francesi e da un pasto tutto "sauce béarnaise", lasciamo in dietro le ultime traccie di fantasie all' occidentale per entrare nel cuore dell'Africa. É un'Africa che ci inghiotte, ci fa dimenticare in un attimo com'era il grafismo scintillante del prêt-à-porter primavera-estate 2008 nell'ultima "Elle" lasciata sul sedile dell'aereo.
Un soffio di aria calda, gli odori saturi di polvere, la lentezza dei movimenti, la sensazione che niente è successo da quando sono partita, assolutamente niente, come se tornassi nel paese della Bella Addormentata dove tutto è rimasto pietrificato.
Sguardi neri mi osservano, mi valutano, mi inseguono e per fine mi dicono : "Bonne arrivée, madame Burkinabé", in segno di buona accoglienza.